SA COSTEDDA CUN TOMATA

SA COSTEDDA CUN TOMATA

The costedda is a typical dish of Villasimius, a town in the province of Cagliari. The costedda is a cake that has the distinction of being mixed with water but not with the pulp that is obtained by crushing the tomatoes, or rather it is the flour that is added to the tomatoes (and not as is customary from flour and integrate a bit ‘at a time the water). Given this specificity knows costedda is also called “cun costedda tamata.” With reference to the flour must be emphasized that there is an exact quantity to be added because everything depends on the consistency of the tomatoes and how these can absorb. So it is advisable to have the bag of flour and add a little close ‘at a time.
Curious as we are, we wanted to try this recipe and the result was really delicious. The flatbread Sa costedda (called by many tomato bread) is very fragrant and soft on the inside surface. In addition to the tomatoes costedda can be enriched with the onion (add in many other spices).
The costedda know it can be filled with meats and cheeses or enjoyed alone. For this lends itself well to a delicious dinner (instead of the classic pizza) or even to enrich the buffet and hors d’oeuvres.

La costedda (sa costedda in sardo), è una delle più importanti ricette di Villasimius, anzi diciamo pure che è il piatto tipico per eccellenzadi Villasimius! È una focaccia a base di pomodori freschi (o di cipolle) e presenta due peculiarità uniche: la prima è che il piatto è praticamente assente negli altri territori sardi, la seconda è che la costedda deve essere impastata non con l’acqua ma con la polpa de tamata, ottenuta schiacciando i pomodori freschi: in pratica è la farina che viene aggiunta ai pomodori e non viceversa. Per quest’ultima particolarità sa costedda viene altresì chiamata costedda cun tamata, ma da molti anche “pane al pomodoro”. La sua origine è sconosciuta, ma è probabile che sia stata diffusa dalle donne villasimiesi agli inizi del Novecento. Scopriamone insieme la ricetta… segreta, quella tipica di questa unicità territoriale.

focaccia di carasau

FOCACCIA DI PANE CARASAU E GORGONZOLA DI PECORA

Golosissima e strepitosa ricetta dalla preparazione semplice e veloce, basta sovrapporre due fogli di pane carasau con in mezzo il gorgonzola di pecora e infornata nel forno a legna per 10 minuti.

seadas salate
SEADAS SALATE:

it is one of the best-known Sardinian food products outside the island. Originally it was served as a starter but latterly, it is eaten as dessert. Sebadas or seadas, depending on which of the various Sardinian dialects you speak, are simple and rustic as a dish, just like the land from which they come. Made of pastry, fresh cheese – pecorino, if you’re a purist – and lard, the final ingredient is long-debated: honey or sugar?
Indeed, after being fried in plenty of olive oil and served hot, the sebada is covered with a layer of either honey – Sardinian, naturally – or sugar, it is unclear where this would have come from, originally) Clearly, there are two schools of thought regarding the sebada. Some people prefer honey, while others use abide by the old saying baè, baè, mènzus chin su tùcarù (‘come on now, they’re much better with sugar’). It’s a bit like chocolate versus vanilla, or mountains versus beach, this final choice represents two opposite ways of thinking.
dolce-non-dolce tipico della tradizione sarda, divenuto un’icona della regione Sardegna insieme al cannonau ed al liquore di mirto, la seada è una sorta di frittella composta da due sottili sfoglie dorate di pasta di farina di semola di grano duro e strutto, con cuore di formaggio fresco di pecora aromatizzato con scorza di arancia tritata.

Le seadas vengono fritte in olio d’oliva e ricoperte di miele di arancia, millefiori, di castagno o di corbezzolo, caratteristico della Sardegna, creando un mix di sapori intensi ed estremamente intriganti. La dolcezza avvolgente del miele caldo che si sposa con il sapore intenso del Pecorino fa delle seadas un gioiello gastronomico la cui fama, a buon diritto, si è spinta ben oltre i confini della Sardegna.
Trattandosi di un prodotto a base di formaggio di pecora, le origini della seada sono da ricercare nelle zone della Sardegna tradizionalmente legate alla pastorizia.

Attualmente considerata un dolce, in origine la seada rientrava a pieno titolo tra le pietanze principali della cucina povera, rappresentando un sostanzioso piatto unico o un secondo, data la presenza dei grassi e delle proteine del formaggio di pecora inacidito. Che la seada fosse un piatto unico lo suggerisce anche il fatto che, in passato, fosse mannas cantu su prattu, vale a dire grande quanto il piatto in cui veniva servita.

Oggi è un dolce che si trova in ogni stagione, mentre una volta era preparato principalmente in occasione delle festività pasquali. Un tempo la seada era un nutriente e saporito piatto unico, che le donne sarde, vestite a festa, offrivano ai mariti di rientro della transumanza. In alcune zone della Sardegna è ancora diffusa la variante salata, condita con prezzemolo.

mazza frissa

MAZZA FRISSA

The mazza frissa is a poor dish typical of the Gallura pastoral tradition, which seems to mean “soft belly” due to its consistency and presentation.

A simple dish to make but nutritious and tasty that requires the use of only two main ingredients, cream, in dialect “ lu piciu ”, obtained by skimming whole milk and semolina or durum wheat flour with a pinch of salt to pleasure. The doses are at will according to habits and tastes that vary both from the area and from family to family.

La mazza frissa è un piatto povero tipico della tradizione pastorale gallurese, che pare significhi “pancia morbida’’ per la sua consistenza e presentazione.

Una pietanza semplice da fare ma nutriente e gustosa che richiede l’utilizzo di soli due ingredienti principali, panna, in dialetto ‘’lu piciu’’, ottenuta dalla scrematura del latte intero e semola o farina di grano duro con un pizzico di sale a piacere. Le dosi vanno a piacimento in base alle abitudini e i gusti che variano sia dalla zona che da famiglia a famiglia.

Indicativamente si utilizzano ½ litro di panna e 4 cucchiai di farina o semola per la composizione del piatto.

Si versa la panna in un tegame portandola ad ebollizione, con un fuoco medio basso e si aggiunge gradualmente la farina e un pizzico di sale mescolando il tutto per evitare che il composto si bruci e si attacchi.

Si continua a mescolare fin quando il composto si addensa e toglie fuori un liquido giallo, il burro fuso si intende, e la consistenza diventa densa e corposa, a questo punto il piatto è pronto per essere servito e mangiato caldo.

A piacimento si può condire con miele fuso versato sopra e in bianco.